La Stagione 2009-2010 si inaugura con il più poetico dei capolavori di Leóš Janàček, per la prima volta rappresentato a Firenze, in un nuovo, fiabesco, coloratissimo allestimento in coproduzione con il Saito Kinen Festival che segna il ritorno del grande direttore giapponese Seiji Ozawa e l'esordio del regista francese Laurent Pelly. Un evento attesissimo, da non perdere.
Pare che sia stata Maria Stejskalova, la domestica che restò a servizio per ben quarantaquattro anni in casa Janàček a Brno, ad attirare l’attenzione del compositore sulle storie illustrate che nel 1920 apparivano quotidianamente sul giornale locale ‘Lidove Noviny’. Vi si narrava la vicenda di una volpina catturata da un guardiacaccia, che riusciva poi a fuggire per tornare nei boschi a trovarsi un compagno e a mettere su famiglia. La versione originale era costituita da una serie di disegni di Stanislav Lolek - quasi un fumetto senza parole - che il giornale aveva voluto corredare di un testo incaricandone uno dei propri redattori, Rudolf Tesnóhlídek. Questi, bizzarra e tragica figura di poeta, narratore e cronista giudiziario (morirà suicida), elaborò un racconto comico e malizioso, non privo di venature erotiche e ricco di argute espressioni dialettali morave, che è diventato un piccolo classico: si ristampa di continuo ancor oggi e non solo nella sua patria di origine. Janàček incontrò Tesnóhlídek, si appassionò subitò al soggetto e volle arricchirne le suggestioni attraverso uno studio personale di abitudini, suoni e movenze degli animali. In effetti l’opera, che si colloca in quella feconda stagione conclusiva della creatività e del genio operistico di Janàček, seguita all’inizio della relazione sentimentale con Kamila Stosslova (1917), costituisce un unicum nella storia del tea
tro musicale.
Secondo la definizione di Franco Pulcini, La volpe astuta è una fiaba filosofica sulla vita e la morte, una rappresentazione panteistica nella quale umani e animali si muovono su due piani rispettivi e separati, che però si intersecano e si ribaltano vicendevolmente producendo illuminazioni, epifanie e incidenti fatali di struggente evidenza. Il libretto, che è stato definito ‘economico’ in quanto non contiene nulla di più rispetto al racconto, bensì qualcosa di meno, lascia spazio a una notevole proporzione di musica puramente strumentale, che costituisce un’autentica intelaiatura sinfonica. La gamma delle emozioni è vasta, e svaria dalla comicità all’erotismo a una dolorosa nostalgia, fino al sublime nel monologo finale del guardiacaccia, al quale è stata attribuita persino una ‘elevatezza shakespeariana’. Janàček, oltre a sfoltire il racconto originale, vi ha apportato delle modifiche non secondarie, quali la morte stessa della volpe. Riguardo a questi interventi esiste un interessante carteggio con Max Brod, l’amico e biografo di Kafka, nonché traduttore tedesco di questo e di altri libretti di Janàček, nel quale il letterato tende peraltro a sovraccaricare il testo di interpretazioni e di significati persino tendenziosi. Si tratta comunque di un’opera comica nella quale la fine tragica della protagonista, la volpe, non esclude una sorte di lieto fine per il principale personaggio umano, l’anziano guardiacaccia, sullo sfondo di quelli che vanno indicati come protagon
isti non marginali dell’opera: il tempo e la natura, «magico sistema di rinnovamento delle specie, grazie all’amore» (Pulcini). L’interazione fra il mondo animale e quello umano non intende delineare dei particolari parallelismi tra i personaggi, se non, forse, nel legame sottile e misterioso, sottolineato da Brod, fra la volpe e quello, soltanto evocato nell’opera, della zingara Terynka, amata da quasi tutti i personaggi umani.
Dal punto di vista della forma musicale, è stata ravvisata un’influenza di Debussy (del quale Janàček conosceva bene sia La Mer sia Pelléas) sull’orchestrazione. E Massimo Mila, recensendo nel 1957 la storica edizione dell’opera diretta da Walter Felsenstein alla Komische Oper di Berlino, vi coglieva il nostalgico melodismo slavo di Dvorák assieme al sinfonismo ‘pagano’ di Richard Strauss. Mila stesso definisce la musica de La volpe astuta «un ininterrotto mormorio della foresta», inafferrabile e inclassificabile, nutrita di ingredienti anche diversi da quelli del sinfonismo di Strauss, e provvista di temi di assoluta originalità. E anch’egli si sofferma sulla delicatezza impressionistica dell’orchestrazione, sul calligrafismo sonoro da ‘Ravel campagnolo’. Sir Charles Mackerras, l’eclettico direttore d’orchestra e autorevole interprete di Janàček (del quale ha inciso la maggior parte delle opere in edizioni ritenute esemplari), definì il linguaggio musicale della Volpe come «una specie di sintesi tra Musorgskij, Bartók, Debussy, Sibelius e Mahler, in cui si incontrano pertanto slavismo folclorico, forza primigenia del ritmo, impressionismo simbolista, paesaggismo sinfonico e lacerazione tardoromantica».
(fonte: Delteatro.it - Dizionario dell'opera, Baldini Castoldi Dalai Editore)
La trama
Atto I. Una gola nel bosco, i
n un assolato pomeriggio estivo.
Gli animali del bosco trascorrono il tempo piacevolmente: dalla sua tana fa capolino un tasso, fumando la pipa; i moscerini e la libellula azzurra danzano tutt’intorno. Le loro occupazioni sono interrotte dall’arrivo del guardiacaccia, che stanco e accaldato si sdraia a terra e si assopisce. Il grillo e la cavalletta intonano un concerto, al quale si unisce la zanzara. La rana, per sfuggire alla volpe Bystrouška della quale ha attirato l’attenzione, piomba sul naso del guardiacaccia e lo sveglia. Questi cattura la volpe e decide di portarla a casa per i suoi bambini.
Cortile della casa del guardiacaccia, in un soleggiato pomeriggio d’autunno.
Bystrouška discorre con il cane Lapák e ne respinge le avances; è poi costretta a difendersi dalle molestie di Frantik e Pepík, i ragazzi del guardiacaccia. Quando morde Pepík e tenta di fuggire, il guardiacaccia la lega. Scesa la notte, la volpe sogna di essere una fanciulla. Giunge l’alba e Bystrouška arringa le galline, invitandole a ribellarsi al gallo; poi, fingendosi disgustata dalla loro indifferenza, minaccia di sotterrarsi viva. Afferra il gallo, che si è avvicinato, e lo uccide; poi riserva lo stesso trattamento a tutte le galline. Temendo la punizione del guardiacaccia e di sua moglie, la volpe strappa il guinzaglio e fugge nel bosco.
Atto II. La tana del tasso nel bosco, nel tardo pomeriggio.
Libera nel bosco, Bystrouška scaccia un tasso dalla sua comoda tana, sotto l’occhio divertito degli altri animali, e ne prende possesso.
Una stanza della locanda di Pásek.
Il maestro di scuola gioca a carte col guardiacaccia; si unisce loro il parroco. Il guardiacaccia prende in giro il maestro per la scarsa abilità con cui fa la corte alla sua bella; il maestro si burla a sua volta del guardiacaccia perché si è lasciato sfuggire la volpe. Sentendo il gallo cantare, il maestro e il parroco lasciano la locanda. Il guardiacaccia, irritato per la storia della volpe, se ne va anch’egli dalla locanda di malumore.
Nel bosco, un sentiero sale lungo una siepe di girasoli. Chiaro di luna.
Il maestro, che sente gli effetti dell’alcool, non riesce a trovare la strada di casa; scorge la volpe nascosta dietro un girasole e la scambia per la sua amata gitana Terynka. Le dichiara il suo amore e tenta di abbracciarla, ma inciampa e cade. Giunge il parroco, anch’egli diretto a casa, assorto nel pensiero di un episodio di gioventù, quando era stato accusato di aver sedotto una ragazza. S’odono due colpi di fucile: è il guardiacaccia che spara alla volpe; il maestro e il curato, spaventati, si danno alla fuga.
La tana della volpe al chiaro di luna.
Bystrouška incontra Zlatohrbítek, un’attraente volpe maschio cui racconta, a modo suo, la storia della sua vita. Impressionato, Zlatohrbítek le fa la corte e le offre un coniglio appena ucciso. I due si dichiarano appassionatamente il loro amore. Lei lo conduce nella sua tana; quando si riaffacciano il picchio celebra il loro matrimonio, tra i festeggiamenti degli altri animali del bosco.
Atto III. Ai margini del bosco, d’autunno. Mezzogiorno, cielo sereno.
Harašta, venditore ambulante di polli, sale la collina con una cesta vuota sulla schiena; sul suo cammino incontra il guardiacaccia, che lo sospetta di bracconaggio. Harašta gli confida che sta per sposare Terynka. Il guardiacaccia, colpito dalla notizia, posa una trappola per volpi e si allontana, abbattuto. Giungono Bystrouška, il suo compagno e i volpacchiotti; si accorgono della trappola e se ne fanno beffe. Al ritorno di Harašta, che porta una cesta piena di polli, la volpe si finge zoppa e lo attira nel bosco. Inseguendo la volpe, Harašta incespica e cade. I volpacchiotti si impadroniscono allora dei polli; il venditore si rialza, imbraccia il fucile e spara, colpendo a morte Bystrouška.
Il viale dei birilli nel giardino della locanda di Pásek. Insolito silenzio.
Il guardiacaccia beve una birra con il maestro e si rammarica di aver trovato abbandonata la tana della volpe. Terynka si sposerà quel giorno stesso: la notizia emoziona il maestro, che nasconde le lacrime. Sarà Terynka ad avere un manicotto di volpe, sospira la moglie di Pásek. Il guardiacaccia, che sente il peso degli anni, si avvia verso casa passando per il bosco.
Una gola nel bosco, come nella prima scena. Raggi di sole dopo la pioggia.
Il guardiacaccia contempla la bellezza della natura, riflette sull’eterno rinascere della vita nel bosco, ricorda con nostalgia il giorno delle sue nozze. La pace dell’animo e la tranquillità del luogo lo fanno assopire; mentre dorme ricompaiono gli animali della scena iniziale. Risvegliatosi, il guardiacaccia vede una piccola volpe, del tutto simile a Bystrouška, correre verso di lui; ma quando tenta di afferrarla, per portarla a casa e allevarla meglio della madre, riesce solo a catturare un ranocchio. Il guardiacaccia lascia cadere il fucile a terra.
Libretto
Domenica 8 novembre, ore 20:30 (Platinum, Gold)
Mercoledì 11 novembre, ore 20:30 (Promo)
Venerdì 13 novembre, ore 20:30 (Silver)
Domenica 15 novembre, ore 15:30 (Platinum Matinée, Gold Matinée)

