
A quasi trent'anni di distanza dall'ultima edizione, torna sulle scene del Teatro del Maggio il capolavoro di Francesco Cilea affidato alla bacchetta di Patrick Fournillier in un suggestivo allestimento liberty firmato da Ivan Stefanutti. Cast di livello internazionale in cui si segnalano il debutto nel ruolo del soprano Adina Nitescu e i ritorni di Fabio Sartori, Stefano Antonucci e Marianne Cornetti.
Adriana Lecouvreur nacque grazie all’intraprendenza di Edoardo Sonzogno, l’instancabile editore della ‘Giovane Scuola’. Affidando a Cilea la storia della celebre attrice ammirata da Voltaire, amata dal conte Maurizio di Sassonia e morta prematuramente (avvelenata, si disse, da una rivale), Sonzogno sperava di ripetere il successo dell’ Arlesiana (1897). Per il libretto si ricorse ad Arturo Colautti, che aveva appena dato a Giordano il personaggio di Fedora (1898), e per la vicenda ci si ispirò a una commedia di Scribe e Legouvé, dove i protagonisti non sono che una pallida eco delle figure reali e l’intrigante e privo di scrupoli Maurice diventa un romantico uomo d’onore. Colautti fu abile nel costruire un testo adatto alle caratteristiche di Cilea, offrendo spunti sia alla sua vena lirico-elegiaca sia al suo gusto per il divertissement settecentesco. Alla prima rappresentazione, con un cast che comprendeva Enrico Caruso (Maurizio), Angelica Pandolfini (Adriana) e Giuseppe De Luca (Michonnet), l’opera ebbe l’accoglienza che l’editore si aspettava. Ultimo lavoro importante del compositore calabrese - che di lì a pochi anni abbandonò il melodramma a causa del temperamento schivo, del perfezionismo maniacale e della riluttanza a esperire nuove strade musical
i di cui pure sentiva la necessità - Adriana Lecouvreur è entrata a far parte del repertorio internazionale e oggi compare spesso nei cartelloni teatrali.
La macchinosità del libretto, retaggio dell’aggrovigliato intreccio di Scribe e Legouvé, e le incongruenze della trama (dovute a tagli incauti, quali, dalla prima versione, l’utile accenno a una polvere letale nota alla principessa e, dalla seconda, riferimenti chiarificatori ai gioielli della regina menzionati nel quarto atto), non hanno impedito a Cilea di fare di Adriana Lecouvreur un’opera compiuta, apprezzabile per finezza di invenzione melodica e per eleganza di scrittura orchestrale. Distinguendosi dalle consuetudini del verismo, nel cui alveo è stata spesso ricondotta, la partitura si astiene dall’enfasi anche nei momenti più drammatici della vicenda, ad esempio nella lunga sequenza finale, stilisticamente accostabile alle ‘scene di pazzia’ della tradizione operistica italiana. La figura della protagonista e il pathos delicato che Cilea le ha donato hanno sempre attratto numerose primedonne della lirica, da Mafalda Favero a Maria Caniglia, da Magda Olivero a Renata Tebaldi, da Renata Scotto a Raina Kabaivanska.
(fonte: Delteatro.it - Dizionario dell'opera, Baldini Castoldi Dalai Editore)
La trama
Parigi, marzo del 1730
Atto I
Nel foyer della Comédie-Française.
Sta per iniziare una rappresentazione teatrale e il direttore di scena Michonnet corre qua e là per accontentare tutti. Entra il principe di Bouillon, protettore della celebre attrice Duclos, seguito dall'abate Chazeil. Essi intrattengono due giovani attrici finché entra Adriana, che declama alcuni versi del Bajazet per ripassare la parte di Rossana, che dovrà interpretare di lì a poco.
Il principe chiede della Duclos e Michonnet gli riferisce che si trova nel suo camerino intenta a scrivere un biglietto. Il principe, che sospetta di lei, chiede all'abate di farsi consegnare il biglietto ad ogni costo. Michonnet, rimasto solo con Adriana della quale è innamorato, le dice, con l'intenzione di dichiararsi, che ha deciso di sposarsi avendo ricevuto una piccola eredità. Adriana però, che non immagina nulla, confida all'amico che anche lei è innamorata, e che l'amato è un alfiere del conte di Sassonia che quella sera sarà in teatro ad ascoltarla recitare. Michonnet se ne va mortificato ed entra l'uomo che Adriana attendeva: è Maurizio, in realtà il conte di Sassonia in persona e non un semplice alfiere come l'attrice aveva inteso. Egli non vuole ancora svelarle la sua identità e dice di aver bisogno di protettori molto importanti. Adriana si offre di parlarne al conte di Sassonia e Maurizio si congeda dandole appuntamento a dopo lo spettacolo. Adriana gli offre un mazzetto di viole e Maurizio si dirige verso il suo palco.
L'abate nel frattempo porta al principe la lettera della Duclos. È un appuntamento politico, per quella stessa sera stessa, nel solito villino, e la lettera deve essere consegnata nel palco del conte. Il principe dunque crede che la Duclos abbia dato un appuntamento al conte nel villino che egli stesso le ha messo a disposizione. Invita pertanto un gruppo di amici a cena al villino in modo da sorprendere la Duclos, ma i presenti si burlano del principe, poiché sanno che la lettera della Duclos è stata scritta per conto della moglie, la principessa di Bouillon.
Atto II
Nel nido della Duclos, la principessa di Bouillon aspetta trepidante Maurizio (Acerba voluttà), che si presenta in ritardo. La principessa passa subito ai fatti: nemici potenti contrastano l'ascesa del conte al trono di Polonia e vogliono l'arresto del pretendende. Maurizio, sentendo ciò, preferirebbe partire, ma la principessa lo trattiene, avida di lui. Maurizio tenta di replicare (L'anima ho stanca) e per non uscir dalle sue grazie finge che le viole ricevute in dono da Adriana siano un omaggio per la principessa. Improvvisamente arriva il principe, convinto di soprendere la Duclos. La principessa si nasconde in una stanza buia mentre il principe, ormai stanco della Duclos, dice al conte Maurizio che gliela cederebbe volentieri, e gli stringe la mano. Mentre l'abate prepara il salone per la cena, giunge Adriana che incontra sorpresa Maurizio; i due si scambiano nuove promesse d'amore. Ma il malefico abate rivela ad Adriana la presenza di una rivale, che lascia intendere essere la Duclos. Maurizio, però, convince Adriana della sua innocenza e la supplica di aiutare la donna chiusa nella stanza ad uscire dal nascondiglio, coprendone la fuga col buio assoluto. Fuggendo, la principessa perde un braccialetto che viene raccolto e consegnato infine ad Adriana.
Atto III
A palazzo Bouillon, prima di uno spettacolo in cui sarà presente Adriana, la principessa è turbata: chi era la misteriosa salvatrice? Non appena entra la Lecouvreur, la principessa crede di riconoscerne la voce e, con astuzia, racconta a mezzo tono che Maurizio è stato ferito in duello. Adriana trascolora, ma si rallegra quando vede Maurizio sano e salvo in sala. La principessa ha però capito che era lei la sua salvatrice. Anche Adriana è colta da dubbi e crede di aver riconosciuto la voce della principessa: era lei la fuggitiva? Mentre viene eseguito un balletto di stile classico (Il giudizio di Paride), tutti si domandano di chi fosse il braccialetto rinvenuto nel nido della Duclos. Adriana e la principessa alimentano i pettegolezzi con le loro insinuazioni (È quella dama di certo) fino a quando Adriana non mostra il braccialetto della Principessa, che viene riconosciuto dal Principe. Non vi sono più dubbi circa l'identità delle due dame. La Principessa chiede che Adriana reciti qualcosa. L'attrice declama il "monologo del richiamo" dalla Fedra di Racine e, sulle ultime parole (come fanno le audacissime impure cui gioia è tradir) indica la Principessa, che giura di vendicarsi mentre il pubblico applaude.
Atto IV
Adriana da molto tempo ormai non recita più. Riceve una visita degli amici attori che la invitano a tornare con loro. Ella acconsente. Subito dopo le viene consegnato un cofanetto inviato da Maurizio: contiene un mazzetto di viole. Adriana le annusa ma poi, immaginando che Maurizio con quel gesto intenda renderle le viole che ella in primo gli donò, in un gesto d'ira le getta tra le fiamme (Poveri fiori). Subito dopo riceve la visita di Maurizio e di Michonnet. Il conte e Adriana si rinnovano le promesse d'amore, ma improvvisamente la cantante impallidisce, delira, e infine muore sotto gli sguardi disperati di Maurizio e Michonnet. Le violette nel cofanetto erano avvelenate. Ma non è Maurizio ad averle mandate: giungevano dalla principessa di Bouillon.
Venerdì 19 febbraio, ore 20:30 (Platinum, Gold)
Sabato 20 febbraio, ore 20:30 (Promo)
Domenica 21 febbraio, ore 15:30 (Platinum Matinèe, Gold Matinée)
Martedì 23 febbraio, ore 20:30 (Silver)
Mercoledì 24 febbraio, ore 20:30

