Regia e scenografia Carlus Padrissa (La Fura dels Baus)
Regia ripresa da Zamira Pasceri
Video David Cid (Full animation)
Disegno luci Sombra y luz
Costumi Chu Uroz
Soprano Angel Blue
Controtenore Nicola Marchesini
Baritono Audun Iversen
Attrice Luca Espinosa
Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
Maestro del CoroLorenzo Fratini
Coro di Voci Bianche della Scuola di Musica di Fiesole
DirettoreJoan Yakkey
MaggioDanza
Carl Orff Carmina Burana, cantata scenica per soli, coro e corchestra
Mandela Forum
Venerdì 8 febbraio 2013, ore 20.30
I Carmina Burana della Fura dels Baus sono uno spettacolo sensoriale, musicale e teatrale energico, che potenzia l’impatto visuale grazie agli effetti speciali del video, le fragranze primaverili che si diffondono nello spazio e la vicinanza dello spettatore con gli artisti, che in alcuni momenti dello spettacolo si fondono con il pubblico. In una chiave teatrale tipicamente “furera” lo spazio scenico tende a confondersi con lo spazio del pubblico, e nella rappresentazione vi sono ancora i resti di questa abituale transumanza, dosati in pochissimi momenti, piú intimi e privati dell’opera, che fanno vibrare porzioni di pubblico tracciando una linea immaginaria nella platea.
Un grande cilindro di tulle di dieci metri di diametro, che serve come enorme schermo di proiezione, avvolge completamente l’orchestra, trasformando il suono in immagini. È il cuore pulsante della messa in scena, si deforma, cambia aspetto e colore e talvolta svela il suo interiore grazie ad un sensuale gioco di trasparenze: è l’Organo dei Sensi, degno del piú misterioso incantesimo medievale.
I tre solisti sono figli di questa ruminante bocca dalla quale saranno fagocitati nel finale. Essi sono immersi in un mondo denso e corporeo, cantano sommersi nell’acqua di una piscina, dalla cima di una gru o nella trasparenza di un’immagine: la materia è protagonista, mezzo di celebrazione del presente e del piacere.
La necessità e l’adorazione del godimento sono la fede invisibile che muove le esistenze ma anche un’amara consolazione alla solitudine dell’uomo, che finisce per essere vittima di se stesso.
L’amore carnale impersonato dal soprano è sovrastato dalla Natura, che trionfa nella magnificenza di un atto semplicemente appagante quanto crudele: la donna è inghiottita da un’enorme pianta carnivora.
La Ruota della Fortuna torna a girare sullo sfondo del macabro banchetto della vita.