Don Carlo

Opera

Don Carlo

Giuseppe Verdi
from 2 to 12 May
On stage at Teatro Comunale (Firenze)
0 Tweet
131 Like

Oppressione e libertà
fra i roghi
dell'Inquisizione

Direttore Zubin Mehta


Dmitry BeloselskiyFilippo II

Don Carlo Massimo Giordano

Rodrigo Gabriele Viviani

Il Grande Inquisitore Paata Burchuladze

Un frateAlexander Tsymbalyuk

ElisabettaKristin Lewis

La Principessa Eboli Ekaterina Gubanova

TebaldoLaura Giordano

Il Conte di Lerma / Un Araldo Reale Saverio Fiore

Voce dal cielo Ekaterina Sadovnikova

Deputati fiamminghi Andrea Vincenzo Bonsignore

 Gianluca Margheri

 Italo Proferisce

 Alessandro Calamai

 Davide Ruberti

 Marco Bussi

 

  Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino

Maestro del Coro Lorenzo Fratini


In forma di concerto
 

 

Teatro Comunale
Giovedì 2 maggio 2013, ore 19.00
Domenica 5 maggio, ore 15.30
Mercoledì 8 maggio, ore 19.00
Domenica 12 maggio, ore 15.30

Parte I (I, II e III atto) 2 ore circa
Intervallo 30 minuti circa
Parte II (IV e V atto) 1 ora e 30 minuti circa

Durata complessiva 4 ore circa

Atto I

Foresta di Fontainebleau, nei pressi del castello reale.
Un gruppo di boscaioli lamenta le miserie e i lutti provocati dalla guerra fra Francia e Spagna, mentre nel vicino castello si sta trattando la pace fra le due nazioni. Appare Don Carlo, figlio di Filippo II ed Infante di Spagna, promesso sposo, secondo gli accordi di pace, ad Elisabetta, figlia del Re di Francia: egli pensa alla bellezza della principessa che ha intravisto, in incognito, il giorno prima. Elisabetta, intanto, si è smarrita nel bosco: Carlo, fingendo di essere un messaggero inviato dall’Infante, le consegna uno scrigno con dentro il proprio ritratto. La principessa lo apre e riconosce in lui il fidanzato: fra i due sboccia subito l’amore. Un colpo di cannone annuncia la firma dell’accordo, mentre giunge Tebaldo, il paggio di Elisabetta, che la saluta regina di Spagna: il padre l’ha destinata a Filippo II quale pegno di alleanza fra i due popoli. Il sogno d’amore dei due giovani è svanito: Elisabetta diventerà non sposa, ma matrigna di Carlo. Spetta però a lei decidere e, spinta dalle preghiere del popolo che la invita a non ostacolare la pace, finisce per accettare. Quindi i due giovani danno sfogo al proprio dolore.

Atto II

Quadro primo. Il Chiostro di San Giusto, con la cappella che conserva la tomba dell’imperatore Carlo V, padre di Filippo II.
Don Carlo si reca a pregare sulla tomba di Carlo V: egli rimpiange l’amore perduto per sempre da quando Elisabetta ha sposato Filippo. Un Frate gli si avvicina e gli sussurra che solo in cielo l’uomo può trovare la pace: al giovane pare di riconoscere la voce di Carlo V e ne è sconvolto. Sopraggiunge Rodrigo, marchese di Posa ed amico di Carlo, e lo esorta a soccorrere il popolo fiammingo, vessato dalla tirannia di Filippo. Carlo, a sua volta, confessa all’amico l’amore impossibile che lo lega alla regina. Rodrigo, turbato da questa rivelazione, cerca di spingere l’Infante a dimenticare la propria passione e a partire per le Fiandre: i due si giurano eterna amicizia, nella comune lotta per la libertà. Giunge Filippo con al suo fianco Elisabetta e Carlo cerca invano di frenare la commozione.

Quadro secondo. Nei giardini del convento di San Giusto.
Le Dame della Regina attendono che essa esca dal convento: fra loro è la bella e potente principessa di Eboli che intona una festosa canzone d’amore saracina. Entra Elisabetta, la cui tristezza contrasta con l’allegria generale. Subito Tebaldo annuncia Rodrigo, il quale, consegnando alla regina una lettera affidatagli dalla madre a Parigi, le passa di nascosto un biglietto; dominando i propri sentimenti Elisabetta lo legge: è un messaggio di Carlo che la implora di assecondare Posa. Questi la spinge ad incontrare l’Infante, che vive giorni di angoscia, e a perorarne la causa presso Filippo, mentre Eboli crede che la tristezza del principe, di cui è segretamente innamorata, sia la prova che anch’egli l’ama. Rodrigo riesce abilmente a far allontanare tutti dalla regina, in modo che Carlo possa parlarle da solo: questi dapprima le chiede di intercedere affinché il padre gli consenta di partire per le Fiandre, quindi prorompe in un’appassionata dichiarazione d’amore, ma la regina, pur commossa e turbata, gli ricorda che è ormai la sposa di Filippo e che l’amore fra loro è impossibile. Carlo fugge disperato, mentre Elisabetta implora l’aiuto divino. Entra il re e trovando la regina senza il suo seguito, adirato, ordina alla contessa d’Aremberg, rea di aver lasciata sola la sovrana, di tornare immediatamente in Francia. La partenza della contessa è salutata dalle affettuose parole di Elisabetta. Filippo impone a Posa di trattenersi con lui: Rodrigo, impressionato dalla durezza della dominazione spagnola sulle Fiandre, osa chiedere la libertà per quel popolo; Filippo, pur rimanendo fedele alle proprie concezioni dispotiche, ammira il coraggio di Posa, il solo a parlare con la franchezza di un uomo libero fra tanti cortigiani servili; perdona la sua audacia ma lo ammonisce a guardarsi dal Grande Inquisitore. Quindi gli apre il proprio cuore, confessando i sospetti sul legame che unisce Elisabetta e Carlo: lo invita dunque a sorvegliare i due. Mentre Rodrigo accetta esultante nella speranza di poter giovare all’amico, il sovrano lo congeda esortandolo ancora a diffidare del Grande Inquisitore.

Atto III

Quadro primo. I giardini della regina.
Carlo ha ricevuto il biglietto di una donna misteriosa che lo invita ad un incontro notturno: credendo che lo scritto sia di Elisabetta, è folle di gioia, ma la donna velata cui si rivolge con appassionate parole d’amore è invece Eboli. Quando questa, ormai certa che l’Infante l’ami, si toglie il velo, Carlo, terrorizzato, teme di essersi tradito. Eboli gli offre il suo amore, Carlo, imbarazzato, la respinge e allora la donna, intuendo il rapporto che lega il giovane alla matrigna, minaccia di vendicarsi rivelando i propri sospetti al re. Sopraggiunge Posa e cerca di calmare la principessa che, accecata dalla gelosia, insiste nei suoi propositi di vendetta. Rodrigo, conscio dei pericoli cui è esposto l’amico, lo convince a consegnargli tutti i documenti compromettenti riguardo alle Fiandre.

Quadro secondo. Una gran piazza davanti alla Cattedrale di Nostra Signora d’Atocha.
La Corte e il popolo sono riuniti per assistere ad un “autodafè”, il rogo degli eretici condannati dal Sant’Uffizio. Quando appare Filippo, Carlo fa entrare improvvisamente i deputati fiamminghi, che si gettano ai suoi piedi implorando giustizia e libertà per il loro popolo. Il re li respinge con durezza e ordina di allontanarli. Interviene allora l’Infante rivendicando per sé il governo delle Fiandre. Poiché il padre, irato, rifiuta, snuda la spada in atto di ribellione. Filippo, sdegnato, impone ai nobili di disarmare il figlio, ma nessuno osa eseguire l’ordine, finché Rodrigo, per salvare l’amico, si avanza e si fa consegnare la spada. Quindi, il re e la regina s’avviano ad assistere all’”autodafè”, mentre in lontananza si levano le fiamme del rogo e una voce dal cielo conforta i condannati.

Atto IV

Quadro primo. Il gabinetto del re.
Filippo è assorto in profonde ed amare meditazioni. Lo opprime la certezza di non essere amato da Elisabetta ed il sospetto di essere tradito dalla moglie e dal figlio: vorrebbe poter leggere nei cuori di chi gli è vicino. È ormai l’alba quando viene introdotto il Grande Inquisitore. Al potente e terribile frate chiede se un re cristiano, come lui, può condannare a morte il figlio ed avere l’assoluzione della Chiesa. L’Inquisitore acconsente: per il bene dello Stato, tutto è lecito; anche Dio sacrificò suo figlio per riscattarci. Si rivolge a sua volta a Filippo: gli rimprovera le pericolose idee liberali che pervadono il regno, dovute all’influenza del marchese di Posa e gli chiede la testa di Rodrigo. Poiché il re, che ritiene di aver trovato in lui un uomo fedele e leale, rifiuta, il frate arriva a minacciare oscuramente il sovrano di trascinarlo davanti al tribunale dell’Inquisizione. Pur offeso nella sua regalità, Filippo è costretto a cedere, amaramente constatando che fra “il trono” e “l’altare” è sempre il primo a doversi piegare. Accorre allora la regina invocando giustizia contro quei cortigiani, suoi nemici, che le hanno sottratto lo scrigno in cui custodiva i gioielli e le sue cose più care. Il re prende da un tavolo un cofanetto e glielo mostra, ordinandole d’aprirlo. Al suo rifiuto, Filippo infrange rabbiosamente lo scrigno e, trovandovi il ritratto di Carlo, si rafforza nei suoi sospetti. Di fronte all’ira del marito, Elisabetta difende sdegnosamente il proprio onore, pur ricordandogli di essere stata un giorno promessa a Carlo. Filippo, fuori di sé, l’accusa volgarmente d’adulterio: la regina, ferita dall’ingiuria, sviene. Accorrono Rodrigo ed Eboli: Posa biasima il comportamento del re e ritiene ormai giunto il momento di agire; Filippo, ripensando alla fierezza della moglie, si mostra intimamente convinto della sua onestà. Eboli, rimasta sola con la regina e tormentata dal rimorso, le confessa di avere sottratto lo scrigno, folle di gelosia perché innamorata di Carlo, quindi le rivela una colpa ancora più grave: è stata l’amante del re. Glaciale, la regina le impone di scegliere fra l’esilio e il convento. Eboli maledice la propria bellezza, causa di tanti errori, e giura di salvare Carlo.

Quadro secondo. La prigione di Carlo.
Posa viene ad annunciare a Carlo la sua liberazione: per salvarlo, ha fatto trovare presso di sé le carte compromettenti, affidategli dall’amico, che provano la sua partecipazione alla rivoluzione nelle Fiandre. Rodrigo è certo che la vendetta del re e dell’Inquisitore non potrà tardare: raccomanda a Carlo, quando un giorno regnerà, di concedere la libertà al popolo fiammingo. Un colpo d’archibugio, sparato da uno sgherro del Sant’Uffizio, colpisce Rodrigo a morte: egli spira fra le braccia dell’amico confidandogli che l’indomani Elisabetta l’aspetta al convento di San Giusto. Giunge intanto Filippo per rendere al figlio la libertà, ma Carlo, disperato per la morte di Rodrigo, gli rivela che questi si è sacrificato per salvarlo. Il re rimpiange amaramente di aver perso un uomo leale, mentre l’Infante giura di continuarne l’opera. Frattanto il popolo in rivolta chiede a gran voce la liberazione di Carlo, ma interviene il Grande Inquisitore, che riesce ad imporre la propria autorità, ingiungendo al popolo di prostrarsi davanti al re.

Atto V

Il Chiostro del convento di San Giusto.
Elisabetta prega presso la tomba di Carlo V: rievoca la felicità della sua giovinezza in Francia e rimpiange la fugace illusione d’amore suscitata dall’incontro con Carlo a Fontainebleau. Questi la raggiunge e, esortato da Elisabetta, giura di lasciare la Spagna e di dedicare la sua vita alla causa delle Fiandre, dimenticando l’impossibile amore per lei. Mentre i due innamorati si scambiano l’ultimo addio vagheggiando di ritrovarsi in un celeste “mondo migliore”, li sorprende il re, accompagnato dall’Inquisitore, ed ordina alle guardie di arrestare l’Infante. Mentre Carlo cerca di difendersi, compare un frate, in cui tutti riconoscono Carlo V, che lo trascina con sé, salvandolo.

Indichiamo alcune delle più significative edizioni dell'opera reperibili in CD e DVD. La discografia completa, a cura di Giuseppe Rossi, è pubblicata nel programma di sala.

 

1951 Fernando Previtali - Nicola Rossi Lemeni - Mirto Picchi - Paolo Silveri - Giulio Neri - Albino Gaggi - Maria Caniglia - Ebe Stignani - Orchestra Sinfonica e Coro di Roma della Rai - Cetra LP / Warner Fonit, Cantus Classics CD

1958 Herbert von Karajan  - Cesare Siepi - Eugenio Fernandi - Ettore Bastianini - Marco Stefanoni - Nicola Zaccaria - Sena Jurinac - Giulietta Simionato - Wiener Philharmoniker - Coro dell'Opera di Stato di Vienna - Cetra, Foyer, Hunt, Arkadia, DG CD

1961 Gabriele Santini - Boris Christoff - Flaviano Labò - Ettore Bastianini - Ivo Vinco - Alessandro Maddalena - Antonietta Stella - Fiorenza Cossotto - Orchestra e Coro del Teatro alla Scala - DG CD

1965 Georg Solti - Nicolai Ghiaurov - Carlo Bergonzi - Dietrich Fischer-Dieskau - Martti Talvela - Tugomir Franc - Renata Tebaldi - Grace Bumbry - Orchestra e Coro del Royal Opera House Covent Garden - Decca CD

1969 Thomas Schippers - Nicolai Ghiaurov - Bruno Prevedi - Piero Cappuccilli - Dimiter Petkov - Ubaldo Carosi - Teresa Zylis-Gara - Fiorenza Cossotto - Orchestra Sinfonica e Coro di Roma della Rai - Memories, Myto Records CD

1970 Carlo Maria Giulini - Ruggero Raimondi - Placido Domingo - Sherrill Milnes - Giovanni Foiani - Simon Estes - Montserrat Caballé - Shirley Verrett - Orchestra del Royal Opera House Covent Garden - Ambrosian Singers - EMI CD

1978 Herbert von Karajan - Nicolai Ghiaurov - José Carreras - Piero Cappuccilli - Ruggero Raimondi - José van Dam - Mirella Freni - Agnes Baltsa - Berliner Philharmoniker - Coro della Deutsche Oper di Berlino - EMI CD

1983-84 Claudio Abbado - Nicolai Ghiaurov - Placido Domingo - Leo Nucci - Ruggero Raimondi - Nikita Storojev - Katia Ricciarelli - Lucia Valentini Terrani - Orchestra e Coro del Teatro alla Scala - DG CD  (in francese)

1992 James Levine - Ferruccio Furlanetto - Michael Sylvester - Vladimir Chernov - Samuel Ramey - Paul Plishka - Aprile Millo - Dolora Zajick - Orchestra e Coro del Metropolitan Opera - Sony CD

1992-93 Riccardo Muti - Samuel Ramey - Luciano Pavarotti - Paolo Coni - Aleksandr Anisimov - Andrea Silvestrelli - Daniela Dessì - Luciana D'Intino - Orchestra e Coro del Teatro alla Scala - EMI CD VHS LD DVD

1996 Antonio Pappano - José van Dam - Roberto Alagna - Thomas Hampson - Eric Halfvarsson - Csaba Airizer - Karita Mattila - Waltraud Meier - Orchestre de Paris - Chœur du Théâtre du Châtelet - EMI CD / NVC Arts VHS / Kultur, EMI DVD  (in francese)

2004 Riccardo Chailly - Robert Lloyd - Rolando Villazón - Dwayne Croft - Jaako Ryhänen - Giorgio Giuseppini - Amanda Roocroft - Violeta Urmana - Orchestra del Concertgebouw - Coro dell'Opera dei Paesi Bassi - Opus Arte DVD.

Piccolo Teatro
Martedì 23 aprile 2013, ore 21.00

Giuseppe Verdi e l'europeismo di Don Carlo
conferenza a cura di Rodolfo Tommasi

Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili
(in collaborazione con Firenze Lirica)

 

Piccolo Teatro
Domenica 12 maggio 2013, ore 14.45

Marialuisa Pepi presenta l'opera

Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili
(con il sostegno degli Amici del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino)