Turandot antegenerale

Concert, Opera

Turandot antegenerale

Giacomo Puccini
Nuovo Teatro dell'Opera di Firenze (Firenze)
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La Cina crudele
della Principessa
di gelo

Direttore Zubin Mehta
Mise en espace Marina Bianchi
Costumi Wang Yin
Luci Luciano Roticiani
Video Silvio Brambilla

La Principessa Turandot Jennifer Wilson
L’Imperatore Altoum Enrico Cossutta
Timur Giacomo Prestia
Calaf (Principe Ignoto) Jorge de León
Liù Ekaterina Scherbachenko
Ping Fabio Previati
Pang Carlo Bosi
Pong Iorio Zennaro
Un mandarino Konstantin Gorny
Il Principe di Persia Leonardo Melani
Prima ancella Laura Lensi
Seconda ancella Giulia Tamarri


 Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
Maestro del Coro Piero Monti
  I Ragazzi Cantori di Firenze
Direttore Marisol Carballo


Allestimento in forma semiscenica con costumi, luci e proiezioni



Nuovo Teatro dell'Opera
Sabato 24 novembre 2012, ore 17:00

Atto I - 30 minuti circa
Intervallo - 25 minuti circa
Atto II - 40 minuti circa
Intervallo - 25 minuti circa
Atto III - 40 minuti circa

Durata complessiva: 160 minuti

Un appuntamento irripetibile, frutto della collaborazione tra due eccellenze internazionali: il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino e il Robert F. Kennedy Center for Justice and Human Rights / Europe.
Sabato 24 novembre 2012, nel week-end in cui si celebra negli Stati Uniti il Giorno del Ringraziamento, Firenze ospiterà un evento straordinario, promosso per raccogliere fondi da destinare alla difesa dei diritti umani e in favore della grande musica: per la prima volta in assoluto, un’opera lirica - in forma semiscenica - sarà rappresentata al Nuovo Teatro dell’Opera, a seguire una cena di gala e un’asta esclusiva.
Diritti umani e musica si trovano accostati in un binomio, che mette in luce la valenza universale di entrambi i messaggi: l’uomo non può vivere se vede negati i propri diritti, ma altresì non può vivere senza musica. Un nuovo modo di fare fundraising in favore di due cause universali, che unite diventano ancora più forti.
Zubin Mehta, Direttore Principale a Firenze dal 1985, da sempre impegnato sul fronte dei diritti umani, dirigerà il Coro e l'Orchestra del Maggio Musicale per dare vita a una memorabile rappresentazione dell’ultimo capolavoro di Giacomo Puccini, Turandot, insieme ad un cast di altissima qualità.
L’asta, che avrà luogo dopo una prova di Turandot, con un battitore autorevole e quella suspense e quei rituali coinvolgenti che attirano chi vuole rilanciare, avrà in catalogo esperienze esclusive e lotti unici. I proventi dell’asta, insieme a quelli raccolti anche grazie alla cena e a una lotteria win-win, saranno interamente destinati a progetti del RFK Center e del Maggio Musicale Fiorentino.
Madrine della serata saranno Kerry Kennedy, Presidente del Robert F. Kennedy Center for Justice and Human Rights, la defender Marina Pisklakova, attivista leader dei diritti delle donne in Russia, la laureate Aminatou Haidar, in prima fila nella difesa dei diritti del popolo Saharawi nel Sahara Occidentale, e Francesca Colombo, Sovrintendente del Maggio Musicale Fiorentino. Molti gli special guests attesi da ogni parte del mondo.
Il RFK Center Europe è stato istituito nel 2005 per promuovere e sviluppare i progetti del RFK Center for Justice and Human Rights con sede a Washington. Attraverso gli uffici di Firenze, RFK Center Europe porta avanti progetti di educazione ai diritti umani in Europa, ed è promotrice di cambiamento.
Il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, dal 1933 sede di uno dei festival più antichi d’Europa, ospita da gennaio a dicembre opere, balletti, concerti, raggiungendo nel festival, che ogni anno si tiene in primavera, il culmine della produzione contemporanea, della creatività, della multidisciplinarità fra diverse discipline, performing arts e arti visive; un’eccellenza apprezzata in tutto il mondo, come le numerose tournées all’estero testimoniano.
Per informazioni e prenotazioni: www.rfkennedyeurope.org e www.maggiofiorentino.com.

L’ultima opera di Puccini andò in scena postuma con enorme successo, alla Scala, il 26 aprile 1926, diretta da Arturo Toscanini, essendo il maestro morto a Bruxelles il 29 novembre 1924. Com’è noto Puccini non riuscì a comporre il finale di Turandot: egli si fermò alla splendida scena della morte di Liù. Un finale che doveva risultare il momento topico dell’opera, con quello che Puccini definì lo “sgelamento” di Turandot, la crudele e algida principessa che infine si scioglieva all’amore. Fino ad allora il rifiuto dell’amore e la crudeltà della protagonista erano stati assoluti: aveva escogitato dei tremendi enigmi per mandare a morte i pretendenti alla sua mano incapaci di risolverli e quando infine un principe “ignoto” aveva superato la prova, aveva ancora tentato di sfuggire alle nozze. Infine, quando questi le aveva a sua volta proposto un’enigma: scoprisse il suo nome ed egli sarebbe morto, non aveva esitato a scatenare i suoi sgherri alla ricerca delle due persone che lo conoscevano, il vecchio, cieco padre del principe e la sua guida, la schiava Liù, del giovane padrone innamorata. Neppure di fronte al sacrificio per amore di Liù, la gelida principessa pareva recedere dai suoi crudeli propositi. E quando il principe, sdegnato per la morte della schiava, le rivela il suo nome: Calaf, ella sembra intenzionata a riscuotere il pegno mortale concordato. Ma al momento di palesarne il nome, Turandot dichiara che egli si chiama “Amore” e si abbandona fra le sue braccia. Certo è che la realizzazione di questo “sgelamento” angustiava lo stesso Puccini: da molti suoi scritti traspare che pensasse ad un linguaggio musicale nuovo per la principessa nel finale dell’opera, probabilmente distante dall’aspra vocalità che l’ha fin lì contraddistinta. Un problema insolubile per Franco Alfano, che completò l’opera, in mancanza di chiare indicazioni pucciniane. Il gusto esotico porta il musicista nella Cina del “tempo delle favole” e straordinaria è l’abilità con cui Puccini usa temi e strumenti tradizionali cinesi, piegandoli in modo originale al proprio linguaggio. Musicista attento a quanto di vitale avveniva nel mondo musicale dei suoi tempi, Puccini scrive con Turandot la sua opera più moderna, aperta ad echi straussiani e stravinskijani nell’uso smagliante dell’orchestra, rimanendo sempre, miracolosamente, se stesso. Niente di più pucciniano della figura di Liù, la cui morte segna uno dei momenti più alti e lirici di un’opera che si caratterizza invece per i toni aspri e taglienti della protagonista e per un’orchestrazione raffinatissima e di assoluta valenza espressiva, anch’essa acuminata e spesso glaciale. Fra canto di conversazione e le vertigini siderali dei ruoli di Turandot e di Calaf, si aprono squarci di più distesa cantabilità, alcuni dei quali divenuti popolarissimi, soprattutto quel “Nessun dorma”, vero cult della vocalità tenorile, il cui splendente “Vincerò” finale è diventato immancabile in ogni kermesse lirica.

Atto I

Entro le mura della città di Pechino.
Una folla tumultuosa e pittoresca ascolta la lettura, da parte di un Mandarino, di un “tragico decreto’’: Turandot, la Pura, figlia dell’imperatore Altoum, andrà sposa a chi, di sangue reale, saprà risolvere tre enigmi che essa proporrà. Ma coloro che falliranno la prova, verranno decapitati: e questa è la sorte che attende, al sorger della luna, il giovanissimo Principino di Persia, l’ultimo degli sfortunati pretendenti. La folla, ebbra di sangue, esorta il boia a compiere la sua opera: nel tumulto che segue, un vecchio cieco, Timur, re tartaro spodestato, viene travolto, mentre la giovane schiava Liù, che lo guida, cerca invano di proteggerlo. In suo soccorso si slancia un giovane, Calaf (Il principe ignoto), che riconosce nel vecchio il padre di cui aveva perso le tracce: commosso, Timur sta per pronunciare il nome del figlio, ma questi lo prega di tacere, perché è braccato dai nemici. Rapidamente il vecchio racconta le proprie vicissitudini seguite ad una battaglia sfortunata ed indica in Liù la sua salvatrice: quando Calaf chiede alla schiava perché essa abbia accettato tante sofferenze, questa risponde che il solo motivo è un sorriso che il principe le rivolse un giorno nella reggia. Frattanto i preparativi dell’esecuzione eccitano ancor di più la folla che invoca la luna, perché si affretti a sorgere, ma quando giunge il corteo che reca il Principino di Persia al patibolo, la sua estrema gioventù, la sua bellezza ed il suo atteggiamento fiero commuovono il popolo che esorta Turandot a concedere la grazia. Calaf si unisce alla richiesta generale, maledicendo la crudeltà della principessa. Illuminata da un raggio di luna, Turandot appare per un breve istante, “incorporea, come una visione’’: subito tutti tacciono ed essa con un gesto regale conferma al boia la condanna, poi immediatamente scompare. Il principe ignoto è folgorato dalla sua bellezza e come inebetito si dirige verso il gigantesco gong, percuotendo tre volte il quale i pretendenti accettano di sfidare gli enigmi di Turandot. Invano Timur tenta di trattenerlo ricordandogli i suoi doveri di figlio, egli è irremovibile. È quindi la volta dei tre ministri Ping, Pang e Pong, che dapprima rivelano le atrocità che si commettono in nome della principessa; quindi tentano di sminuirne la bellezza; infine si dilungano sulla tremenda difficoltà degli enigmi. Calaf, esortato anche dalle Ombre dei pretendenti defunti, dichiara il suo amore per Turandot e la sua volontà di tentare la prova. L’ultimo tentativo di dissuasione è affidato a Liù, che rivela il suo amore per il principe, ma questi la invita a continuare ad assistere Timur, soprattutto se egli dovesse morire. Quindi in preda all’esaltazione amorosa fa echeggiare tre volte il gong invocando Turandot.

Atto II

Quadro primo: una vasta tenda decorata con figure cinesi.
Ping, Pong e Pang si lamentano delle condizioni della Cina insanguinata dalla crudeltà di Turandot, quindi si abbandonano alla nostalgia per la quieta vita di campagna e sognano di allontanarsi dalla corte, infine si augurano che un vero amore ponga fine al tragico gioco degli enigmi e trasformi il freddo cuore della principessa.

Quadro secondo: il magnifico piazzale della reggia.
Dal suo trono Altoum depreca il giuramento che l’ha costretto ad obbedire all’atroce patto impostogli dalla figlia e, stanco di sangue, invita il principe ignoto a non accettare la sfida, ma questi per tre volte ribadisce di voler affrontare la prova. Dopo che il Mandarino ha ripetuto il fatale decreto appare Turandot. Essa chiarisce i motivi che l’hanno spinta ad un gioco tanto sanguinario: il desiderio di vendicare l’ava Lo-u-ling, che un re tartaro sottomise, contro la sua volontà, ai propri desideri; quindi esorta lo straniero a non tentare la sorte, ricordandogli che “gli enigmi sono tre, la morte è una!’’. Ma prontamente Calaf replica: “Gli enigmi sono tre, una è la vita!’’. La sfida inizia ed il principe risolve i tre enigmi, rispondendo rispettivamente: “La Speranza’’, “Il Sangue’’ e “Turandot’’. Al grido di vittoria del giovane ed al tripudio della folla risponde la disperazione della principessa, che scongiura il padre di non consegnarla allo straniero: ma l’imperatore rifiuta, ricordando la sacralità del giuramento. Turandot si rivolge allora a Calaf: se sarà trascinata “a forza’’ fra le sue braccia, egli l’avrà, ma “cupa d’odio’’: è questo ciò che il giovane desidera? Il principe risponde di volerla “tutta ardente d’amore’’ e, fidando sul fatto che la sua identità è nota soltanto a Timur e Liù, propone a sua volta un solo enigma alla principessa: dica entro l’alba il suo nome, ed egli morrà.

ATTO III

Quadro primo: il giardino della reggia.
Nella notte Calaf ascolta gli araldi che annunciano un nuovo decreto di Turandot: nessuno deve dormire a Pechino, finché non sarà noto il nome del principe straniero. Ma egli è sicuro: “all’alba vincerò’’. Giungono Ping, Pong e Pang che tentano, prima con allettamenti e poi con minacce, di convincere il principe a svelare il proprio nome senza riuscirvi. Quindi Timur e Liù, sospettati di conoscere lo straniero, vengono trascinati in catene davanti a Calaf e Turandot: la principessa ordina che vengano torturati. Liù, per evitare al vecchio una prova tremenda, afferma di essere la sola a conoscere il nome e resiste stoicamente ai tormenti: prima di morire, confida che è l’amore a darle la forza di sopportare la tortura e rivolta alla principessa “cinta di gelo’’ le sussurra: “L’amerai anche tu’’. È quasi l’alba e Turandot e Calaf rimangono soli: il giovane la bacia ardentemente, la gelida principessa, turbata, ricorda il brivido provato al primo apparire di Calaf e confessa di sentirsi vinta dall’amore. Sicuro del suo trionfo, il principe rivela il proprio nome: con un improvviso scatto d’orgoglio Turandot si gloria di aver vinto la prova e di tenere la vita del giovane nelle proprie mani; quindi lo trascina di fronte al popolo.

Quadro secondo: l’esterno del palazzo imperiale.
Altoum, la corte, la folla di Pechino attendono la soluzione dell’enigma: Turandot annuncia che il nome del principe ignoto è Amore e i due amanti si stringono in un abbraccio appassionato fra il giubilo del popolo.

Indichiamo alcune delle più significative edizioni dell'opera reperibili in CD e DVD. La discografia completa, a cura di Giuseppe Rossi, è pubblicata nel programma di sala.

1937 Franco Ghione - Gina Cigna - Luciano Neroni - Francesco Merli - Magda Olivero - Afro Poli - Adelio Zagonara - Gino Del Signore - Orchestra Sinfonica e Coro di Torino dell'Eiar - Cetra LP / Nuova Era, GOP, Phonographe, Arkadia, Naxos, Cantus Classics, Warner Fonit CD

1957 Tullio Serafin - Maria Callas - Nicola Zaccaria - Eugenio Fernandi - Elisabeth Schwarzkopf - Mario Borriello - Renato Ercolani - Piero De Palma - Orchestra e Coro del Teatro alla Scala di Milano - EMI CD

1959 Erich Leinsdorf - Birgit Nilsson - Giorgio Tozzi - Jussi Björling - Renata Tebaldi - Mario Sereni - Piero De Palma - Tommaso Frascati - Orchestra e Coro del Teatro dell'Opera di Roma - RCA CD

1965 Francesco Molinari Pradelli - Birgit Nilsson - Bonaldo Giaiotti - Franco Corelli - Renata Scotto - Guido Mazzini - Franco Ricciardi - Piero De Palma - Orchestra e Coro del Teatro dell'Opera di Roma - EMI CD

1972 Zubin Mehta - Joan Sutherland - Nicolai Ghiaurov - Luciano Pavarotti - Montserrat Caballé - Tom Krause - Pier Francesco Poli - Piero De Palma - London Philharmonic Orchestra - John Alldis Choir - Decca CD

1977 Alain Lombard - Montserrat Caballé - Paul Plishka - José Carreras - Mirella Freni - Vincente Sardinero - Remy Corazza - Riccardo Cassinelli - Orchestra Filarmonica di Strasburgo - Coro dell'Opera del Reno - EMI CD

1981 Herbert von Karajan - Katia Ricciarelli - Ruggero Raimondi - Placido Domingo - Barbara Hendricks - Gottfried Hornik - Heinz Zednik - Francisco Araiza - Wiener Philharmoniker - Coro dell'Opera di Stato di Vienna - DG CD

1998 Zubin Mehta - Giovanna Casolla - Carlo Colombara - Sergej Larin - Barbara Frittoli - José Fardilha - Carlo Allemano - Francesco Piccoli - Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino - RCA CD VHS LD DVD

2002 Valery Gergiev - Gabriele Schnaut - Paata Burchuladze - Johan Botha - Christina Gallardo-Domas - Boaz Daniel - Vicente Ombuena - Steve Davislim - Wiener Philharmoniker - Mozarteum Orchester - Coro dell'Opera di Stato di Vienna - Coro di Tölz - TDK, ArtHaus Musik DVD

 

Il programma di sala, edito da Giunti, riporterà il libretto completo, il soggetto e cenni storici, contributi originali di Roman Vlad e Davide Annachini, le rubriche Turandot nella rete, Turandot al Teatro Comunale, Dagli archivi e la discografia dell'opera a cura di Giuseppe Rossi.